Covid: impatto su giovani e pensioni

Che la pensione pubblica fosse da anni un miraggio nel futuro di gran parte dei giovani italiani non era di certo un mistero ancor prima dell’arrivo della pandemia. Tra errori politici passati, che hanno concesso pensioni anticipate sin troppo generose, precariato, disoccupazione e lavoro nero non mancanvano di certo ostacoli contro cui combattere nella pianificazione del proprio avvenire.


I giovani ne sono consapevoli? Certo, quante volte abbiamo sentito dalla loro bocca queste parole: “tanto io la pensione non la avrò mai”. Nelle loro espressioni si denota una certa sfiducia nelle soluzioni che lo stato può adottare per fronteggiare il problema, sempre che abbia le capacità per farlo.
D’altro canto, una ricerca di State Street Global Advisor evidenzia come il 75% degli under 35 italiani non abbia bene a mente come funzionano i sistemi pensionistici e delle alternative alla previdenza obbligatoria.
Quindi, i giovani sono consapevoli del problema ma non hanno gli strumenti conoscitivi per fronteggiarlo. Il motivo è da ricercare nello scarso livello di educazione finanziaria dei cittadini di un paese in cui si fa poco o nulla per insegnare nelle scuole come pianificare le proprie finanze.

Le pensioni

Veniamo ora al titolo di questo articolo. Tra gli effetti di breve periodo generati da Covid-19 si annovera la svalutazione dei montanti dei contributi sociali dei soggetti a regime contributivo. Dal 2012 questo regime è divenuto l’unico criterio di calcolo delle pensioni, sostituendo il precedente regime retributivo. Con il nuovo assetto, il montante complessivo dei contributi accantonati viene rivalutato periodicamente in base all’andamento del PIL, che nel 2020 ha lasciato indietro quasi 9 punti percentuali.
La problematica principale risiede proprio nel meccanismo pensionistico statale cosiddetto a “ripartizione”: i contribuenti di un determinato periodo non accantonano la loro pensione futura, ma i loro contributi vengono utilizzati dall’ente previdenziale per pagare i pensionamenti dello stesso periodo. I contribuenti quindi, in questo sistema, maturano nell’immediato solo il diritto ad avere una rendita pensionistica nel momento in cui usciranno dal mondo del lavoro.


Ma come fa quindi il sistema a sostenersi? Esso presuppone che vi siano delle dinamiche demografiche e di produttività del lavoro crescenti o quantomeno stabili. Infatti, l’ammontare dei contributi raccolti dall’ente previdenziale aumenta solo se aumentano i salari (che si incrementano se sale la produttività del lavoro), il numero di occupati, o meglio, entrambe le cose. In questa situazione l’ammontare di contributi è positivo e la rendita pensionistica è assicurata, ma qualora vi fossero dinamiche sfavorevoli (come un periodo di crisi) l’unico modo che permetterebbe di garantire il diritto alla pensione a coloro che avevano precedentemente versato i contributi è generando un debito pensionistico.

Il contesto

Nonostante l’approvazione del Recovery Fund, l’avanzamento delle campagne vaccinali e le politiche accomodanti della BCE, gli indici di produzione italiani dovrebbero tornare sui livelli pre-pandemici non prima del 2023, in ritardo rispetto alla media europea, a causa della forte dipendenza della nostra economia dal settore turistico.
Passiamo ora al secondo effetto di SARS-CoV-2: la situazione economica è critica, le aziende faticano ad assumere i giovani poiché la ripresa dei fatturati è molto lenta, un under 34 su 3 è disoccupato e molti hanno un salario basso o parzialmente in nero. Pressati dalle esigenze finanziarie di breve periodo è possibile che molti giovani non si rendano conto dei rischi che corrono se non riescono a versare abbastanza contributi.

Il salvagente

Esiste una alternativa a tutto questo? Come può un giovane tutelare il proprio tenore di vita senza affidarlo completamente alla previdenza statale?


Partiamo dal dire che possiamo tradurre la parola “previdenza” con “lungimiranza”. Oggi i giovani devono essere lungimiranti, devono guardare oltre, anticipare ciò che potrebbe essere e prendere oggi i provvedimenti necessari. Essere lungimiranti significa rimboccarsi le maniche, informarsi e prendere decisioni.
Se il cammino per una pensione dignitosa è tortuoso, i giovani possono aiutarsi con la previdenza complementare, una forma di previdenza non obbligatoria che consente di accantonare parte del proprio reddito tramite la capitalizzazione individuale. I versamenti confluiscono in conti di investimento intestati ai singoli iscritti e vengono restituiti al momento del pensionamento insieme al risultato della gestione.
Rispetto al sistema a ripartizione spiegato precedentemente, nei sistemi cosiddetti “a capitalizzazione” ogni contribuente accantona per sé stesso. Questo sistema è attualmente desiderabile in quanto sfuggirebbe completamente dalle dinamiche che impattano negativamente sui sistemi a ripartizione statali.

AUTHOR: Paolo Di Berardo



FONTI:

  1. https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/08/03/covid-pensioni-giovani/?refresh_ce=1
  2. https://www.istat.it/it/archivio/254242
  3. https://www.ilsole24ore.com/art/entro-2022-pil-europeo-tornera-livelli-pre-pandemia-italia-sotto-media-ADJ4GIJB
  4. https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=46227
  5. https://www.milanofinanza.it/news/state-street-global-advisors-gli-under-35-italiani-sono-poco-informati-sulle-pensioni-201802281224335702 6. Magazzino C., Mele M. , “Politica Economica”, McGraw-Hill Education, 2013.