Giovani: risparmio e consumo


I giovani, come tutti i soggetti economici, quotidianamente fronteggiano scelte di consumo e risparmio. Nei diversi momenti della vita esistono delle fasi, non solo biologiche ma anche economiche, per cui un soggetto giovane differisce nelle sue decisioni di consumo e risparmio rispetto ad un individuo più anziano.

Il modello del ciclo vitale


Per primi Modigliani e Brumberg, nel 1954, si cimentarono nell’elaborazione del c.d. Modello del Ciclo Vitale (Life Cycle Theory). Questi economisti affermarono che i soggetti economici giovani ed adulti tendono a destinare parte del proprio reddito al risparmio, il quale sarà disponibile per il consumo futuro al termine dell’età lavorativa. Ma come fa il soggetto economico che non ha reddito ad avviarsi ed inserirsi su questa traiettoria virtuosa?
Secondo il modello, nella fase iniziale, i giovani, al fine di avviarsi (salvo dispongano già di un tesoretto economico) si rivolgono al sistema del credito. Successivamente, con la maturazione professionale, da una parte viene ripagato il debito contratto in gioventù e dall’altra si risparmia per il futuro al fine di non dipendere esclusivamente dalla pensione, che generalmente non permette di mantenere un livello di consumo soddisfacente. In battuta finale, i due economisti affermano che i soggetti per tutto l’arco della loro vita tendono a mantenere un livello di consumo e risparmio costante, basato sulla massimizzazione dell’utilità derivante non tanto dall’avere la massima possibilità di consumo nel presente, ma nel garantirsi un livello di consumo costante e permanente.


Nell’arco del ciclo di vita quindi, dopo aver risolto il problema iniziale di finanziamento del proprio consumo, occorre comprendere come impiegare in maniera efficiente i propri risparmi nell’attesa che questi vengano utilizzati in un secondo momento per il consumo futuro. Perché nascondere una fortuna nel materasso o lasciar accumulare i soldi sui conti correnti quando è possibile guadagnare degli interessi sui propri accantonamenti? Inoltre, si ricorda che è importante proteggere i propri risparmi dalla dinamica inflazionistica (ad esempio investendo in titoli indicizzati al tasso d’inflazione); se si tengono risparmi sui conti correnti questi non saranno minimamente protetti dall’inflazione.

I dati Censis

Stando a quanto affermato dal Censis nel rapporto “Gli italiani e la ricchezza” (riportato a pié di pagina), tra la crisi del 2008 ed il 2019 il portafoglio delle famiglie è radicalmente cambiato; il dato più sconcertante è l’incremento della quota detenuta in forma “cash” (monete, biglietti e depositi a pronti). Questa quota è praticamente denaro che non genera alcuna forma di remunerazione. Ne segue che l’italiano preferisce generalmente tenere i soldi fermi accettando di non guadagnare nulla piuttosto che investire. Si potrebbe dire che il tasso d’incertezza sul presente per gli italiani è sempre maggiore del tasso d’interesse. La domanda di titoli obbligazionari è calata nettamente, ciò che invece si è espanso sono le riserve assicurative.
Fino alla crisi da Covid-19, il tasso di risparmio degli italiani è andato continuamente diminuendo a partire dal 1995. Gli italiani inoltre hanno guardato in maniera sempre più sfiduciata gli investimenti in titoli di Stato (a dispetto del passato).


Una classica tendenza italiana, che si è manifestata in particolare dal dopoguerra, è quella della corsa alla casa. L’italiano tradizionalmente ha reputato molto importante investire i suoi risparmi nel mercato immobiliare piuttosto che considerare altri tipi di investimenti. Questa tendenza si è accentuata nei primi anni ’80, a causa dell’alta inflazione che scoraggiava investimenti alternativi a favore di un investimento del risparmio in un bene ritenuto sicuro e tangibile come il mattone. Probabilmente è da ricercare in questi anni il movente che poi ha spinto gli italiani a non crearsi una cultura finanziaria e a non scoprire come investire i propri risparmi in modo alternativo. Chiaramente con la crisi del 2008 il mercato immobiliare ad ogni modo è crollato e ancora si fatica a tornare ai livelli precedenti.
Un altro dato significativo riguarda i fondi comuni, per cui può essere interessante l’ultimo report di Assogestioni. Rispetto alle altre nazioni gli italiani investono pochissimo in fondi comuni e l’età media di chi investe è 60 anni. Questo fa comprendere come i giovani italiani in questo periodo non riescano ad accantonare o preferiscano non accantonare, indice del nichilismo che serpeggia sempre di più nel mondo giovanile. Si preferisce consumare oggi in quanto la visione sul domani è offuscata dalla barriera dell’incertezza.

L’effetto della pandemia


Il Covid-19 non ha fatto altro che inasprire tutti questi scenari di fondo già descritti: la propensione al risparmio delle famiglie è aumentata dall’8% pre-Covid al 19%. Il risparmio, rispettando la tendenza pre-covid già delineata, continua a rimanere infruttuoso: la preferenza per la liquidità degli italiani si assesta al 63%. La propensione ad investire è ad ogni modo aumentata, ma si è rivolta sostanzialmente verso strumenti finanziari rischiosi (azioni), strumenti assicurativi e conti correnti. La tendenza a mantenere il denaro sui conti correnti e a dar peso al movente cautelativo nelle scelte di risparmio tiene lontani gli italiani dalla possibilità di aprirsi scenari alternativi sul piano finanziario. Va senz’altro segnalata l’altra faccia della medaglia riguardante il risparmio infruttuoso legato ai conti correnti, ovvero la prospettiva delle banche. Attualmente, a causa dei tassi negativi, le banche sostengono dei costi per mantenere in piedi i conti correnti e questo sta spingendo sempre più gli istituti di credito a muoversi verso vie che possano scoraggiare i correntisti ad accumulare giacenze.
I giovani che al momento hanno la fortuna di generare un reddito dovrebbero senz’altro prendere in considerazione di modificare le cattive abitudini finanziarie che vengono tramandate ed iniziare ad avere un approccio alla finanza nettamente più intellegibile. Alla luce di tutto quanto affermato, ad esempio, il risparmio inutilizzato potrebbe essere in parte investito in un PAC, sfidando la visione per cui un domani non risulta visibile oltre la barriera dell’incertezza. I cambiamenti passano in primis dal modo di pensare delle persone, e conseguentemente l’unico modo per avere un domani migliore è iniziare a mettere in campo delle azioni che ci portino verso questa proiezione.



Author: Paolo Di Berardo

Fonti:
Treccani
Rapporto Censis
Istat
Sole 24 Ore