L’eccesso di domanda

Nell’ultimo anno, a causa del Covid-19, si sono osservati, dopo moltissimi anni, alcune situazioni ben note alla microeconomia, in particolare eccessi di domanda, di offerta e tentativi di gestione del fenomeno da parte dello Stato. Basta pensare alla fissazione del prezzo di vendita delle mascherine, o ultimamente al razionamento (il quale però è avvenuto su decisione aziendale) della birra Moretti nei pub inglesi. L’articolo odierno, quindi, cercherà di indagare su questi fenomeni e su quanto sia desiderabile un intervento statale sui prezzi.

L’equilibrio di mercato nella teoria microeconomica

La Microeconomia è quella branca della teoria economica che si occupa di studiare i comportamenti economici dal punto di vista individuale, ovvero i comportamenti di singoli consumatori, singole imprese e singoli mercati. Senza ricostruire tutto il framework, potremmo dire che in microeconomia il gancio di traino del sistema economico è l’egoismo: le scelte egoistiche di consumatori e produttori portano automaticamente all’equilibrio generale del sistema economico ed alla massima situazione di benessere sociale. Non è possibile però non precisare che in microeconomia le ipotesi contano: i modelli economico-matematici attraverso i quali si tentano di spiegare i fenomeni della realtà si basano su ipotesi di fondo molto forti che fanno si che il comportamento economico degli agenti sia estremamente meccanico e finalizzato al raggiungimento del miglior risultato possibile. Nella realtà le persone sono affette da moltissimi bias cognitivi ed i meccanismi di mercato e di scelta sono molto più imprevedibili, ad ogni modo però queste semplificazioni della realtà riescono a spiegare sufficientemente bene molti fenomeni.

Il fenomeno odierno oggetto di analisi è quello dell’eccesso di domanda.

Il punto di partenza è che, in microeconomia, consumatori e produttori hanno un modo diverso di reagire di fronte al prezzo di un bene:

  • I consumatori sono disposti ad acquistare un bene in quantità maggiore quanto minore sia il suo prezzo;
  • I produttori sono disposti ad incrementare la produzione di un bene quanto maggiore sia il suo prezzo;

Ne emerge che produttori e consumatori partono da due situazioni in controtendenza. Vi sarà un solo prezzo capace di raccordare produttori e consumatori, il cosiddetto prezzo di equilibrio: il prezzo di equilibrio è l’unico livello di prezzo per cui quantità domandata e quantità offerta si eguagliano. Se, per esempio, il prezzo fosse più alto di quello di equilibrio i produttori produrrebbero di più di quanto i consumatori sarebbero disposti ad acquistare, e vi sarebbe un eccesso di offerta. In assenza di imposizioni governative, in un secondo momento, quando risulterebbero scorte invendute, il prezzo scenderebbe e nuovi consumatori sarebbero disposti ad acquistare, ripristinando la situazione di equilibrio. Al contrario, se il prezzo fosse più basso di quello di equilibrio, vi sarebbe una domanda eccessiva rispetto a quanto i produttori sono disposti a produrre; in questo caso, sempre in assenza di limitazioni, la scarsità di quel bene ne farebbe salire il prezzo, si ridurrebbe la quantità domandata ed il mercato si troverebbe di nuovo in equilibrio.

Situazione differente è quella nella quale invece lo Stato decidesse di fissare il prezzo piuttosto che lasciar agire i normali meccanismi di mercato. In questo caso, se il prezzo è più alto o più basso di quello di equilibrio, in venir meno della possibilità degli aggiustamenti automatici di mercato genererebbe delle problematiche non indifferenti.

Calmiere

Il primo caso di intervento governativo sui prezzi che si andrà ad esaminare è quello del calmiere. Nel caso del calmiere l’autorità statale va a fissare un prezzo più basso di quello di equilibrio, generalmente per favorire i consumatori. Non sono nuove promesse elettorali di calmieramento degli affitti nelle città universitarie, oppure anche il calmiere imposto dal governo durante la pandemia sulle mascherine. Ma un provvedimento del genere riesce realmente a cogliere nel segno ed aumentare i benefici dei consumatori? In realtà non è così.

Fissando un prezzo più basso di quello di equilibrio e di fatto limitando anche che questo possa aumentare (ovvero bloccando l’aggiustamento automatico che subirebbe in un regime di libero mercato) vengono a crearsi uno squilibrio sull’offerta ed uno sulla domanda.  I produttori, dato il minor prezzo di vendita, per ragioni di convenienza decidono di ridurre la produzione del bene (aumento dei costi in relazione ai ricavi conseguibili, dato l’imposizione di prezzo) mentre i consumatori che prima non domandavano quel bene o ne domandavano in quantità più ridotta attirati dal minor prezzo desiderano consumarne o aumentarne il consumo. Ma questo genera, nel complesso, una carenza di beni rispetto alla domanda dei consumatori. Generalmente, lo squilibrio si risolve sui mercati non ufficiali, ad esempio nel mercato nero. I produttori o altri agenti in questi mercati non ufficiali approfittano dell’eccesso di domanda per praticare prezzi alti. Il mercato quindi si sgombera in parte per canali ufficiali ed in parte attraverso il mercato nero, il che non rappresenta una situazione sociale desiderabile. Si noti che nel ragionamento non sono state inserite le imposte, ma qualora vi fossero anche delle imposte su questi beni lo Stato avrebbe una perdita netta derivante dalla porzione venduta sui mercati non ufficiali.

Pavimento

Per pavimento si intende una politica governativa di segno opposto alla precedente. In questo caso il governo ( o in generale l’autorità dello Stato) intende promuovere condizioni più favorevoli per i produttori e decide di imporre un prezzo minimo di vendita maggiore del prezzo di equilibrio che deriverebbe dai normali meccanismi di mercato. I produttori in questo caso si vedono incentivati a produrre una maggiore quantità del loro bene, che appare più redditizio rispetto alla situazione di prezzo precedente. Questo però risulta essere solo un’illusione dei produttori, in quanto l’aumento di prezzo spinge i consumatori a domandare meno di quel bene. In battuta conclusiva viene a crearsi un eccesso di offerta, ovvero prodotti invenduti. Non potendo applicare abbuoni e sconti a causa del prezzo bloccato (e quindi abbassare il prezzo al fine di sgomberare il magazzino sarebbe un’operazione illegale) anche in questo caso i produttori potrebbero scegliere canali non ufficiali per vendere il bene (stavolta ad un prezzo inferiore) o liberarsi dalle scorte. Anche in questo caso il risultato finale non risulta né in linea con gli intenti di fondo né tantomeno desiderabile socialmente.


Fonti

  • Frank R.H., Cartwright E., “Microeconomia”, McGraw-Hill, 2013.

Author: Paolo Di Berardo