Che cosa è la Corporate Social Responsibility?

Che cos’è la Corporate Social Responsibility (CSR) o Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI)?

Sentiamo citare questi vocaboli con sempre maggiore frequenza, in ambiti diversi e spesso in concomitanza di altri come “sostenibilità”, “green” ed “ESG (Environmental, Social and Governance)”. Tuttavia, l’abuso di queste “etichette” può risultare fuorviante per un utente, cliente o risparmiatore non sufficientemente informato ed educato a riguardo.

Ad esempio, l’auto elettrica e ibrida sono spesso presentati come modelli virtuosi dal mondo della finanza sostenibile, in quanto si tratta di innovazioni alla portata di tutti e facilmente comprensibili ma la cui filiera è molto complessa e non sostenibile. Questa filiera, infatti, ha inizio con l’estrazione del litio, materia prima necessaria per la produzione della batteria dei sopracitati autoveicoli (ma anche degli smartphone e dei laptop) e per tale estrazione sono necessarie ingenti quantità d’acqua. Il lago Salar di Atacama, in Cile, che ospita tra le più abbondanti riserve di litio sulla terra, è ad oggi una delle zone più sfruttate per l’estrazione di questo metallo. Il conseguente squilibrio idrico sta provocando il prosciugamento di fiumi e falde acquifere, mettendo a rischio tutto l’ecosistema circostante e la vita dei villaggi attigui. Pertanto, il boom di queste tecnologie definite “a basso impatto ambientale” sembra tener conto solo dell’impatto causato “a valle” (riduzione o azzeramento delle emissioni di CO2) e non di quello “a monte”. Non è un caso che il numero uno di Toyota, Akio Toyoda, consideri questo settore come sopravvalutato e dagli enormi costi (non solo economici) di transizione. Verso cosa orientarsi allora? Probabilmente l’idrogeno può rappresentare una valida alternativa al litio (per approfondire l’argomento, rimandiamo all’articolo “Il combustibile del futuro: l’idrogeno”).

Questo esempio non vuole demonizzare l’auto elettrica e ibrida ma rappresenta una delle complesse contraddizioni del nostro mondo che devono farci riflettere su quanto sia importante intraprendere un’analisi approfondita delle cause che stanno dietro al prodotto o servizio proposto. Il cliente o risparmiatore, infatti, vuole sentirsi parte attiva di un processo consapevole, piuttosto che il target di una strategia di marketing o comunicazione aggressiva. Ecco, quindi, che deve essere l’impresa (corporate), in primo luogo, ad essere responsabile e garantire (responsibility) circa la sostenibilità dei beni e servizi che offre alla società (society). Questa spiegazione, benché semplicistica, serve solo ad introdurre il concetto a chi non lo conosce. Difatti, è d’obbligo sottolineare che, nel corso degli ultimi quarant’anni e più, la tematica della CSR è stata soggetta ad una continua evoluzione e non esiste ancora una sua definizione universalmente accettata e condivisa né dagli accademici né dagli addetti ai lavori (questo ci dà un’idea della complessità dell’argomento e di quanto sia alto il rischio di utilizzare i termini “sostenibilità”, “green” ed “ESG” esclusivamente come tag). 

La storia della CSR

Proviamo a percorrere insieme questa evoluzione. Una delle prime definizioni accademiche della CSR risale al 1953, anno in cui Bowen la definì come “l’obbligo degli uomini di affari di perseguire quelle politiche, prendere quelle decisioni, o seguire quelle linee di azione compatibili con gli obiettivi e i valori della nostra società”. Tuttavia, i sostenitori del libero mercato svilupparono un altro pensiero: secondo Friedman (1962), l’unica responsabilità sociale di un’azienda era perseguire la massimizzazione dei rendimenti per i propri azionisti nel rispetto della legge. Questa visione, nonostante sia stata criticata nella letteratura accademica, è stata in linea con le strategie aziendali che si sono susseguite fino alla fine degli anni ’80 e che sono state messe in discussione a causa di un numero rilevante di disastri ambientali (es. il disastro di Chernobyl nel 1986, la fuoriuscita di petrolio dalla Exxon Valdez nel 1989), proteste sociali (es. le contestazioni contro Nike per l’impiego di lavoro minorile a partire dai primi anni ‘90) e scandali finanziari (es. la frode della Bank of Credit and Commerce International nel 1991). Inoltre, la privatizzazione di molti settori economici avvenuta in quegli anni ha comportato una riduzione delle responsabilità dello Stato e un’espansione di quelle delle imprese che, soprattutto negli Stati Uniti, hanno iniziato a far riferimento al loro ruolo di rilievo nella società con il termine di “good corporate citizens”. Sono stati così introdotti standard di gestione, codici e policy per aiutare le aziende a rispondere alle crescenti richieste di trasparenza ed eticità, le quali hanno comportato sempre più frequenti occasioni di contatto con attori diversi, detti stakeholder. In particolare, secondo la “Teoria degli Stakeholder” di Freeman (1984), le aziende non solo devono rendere conto ai proprietari o agli azionisti dell’azienda, ma anche a “qualsiasi gruppo o individuo che può influenzare o è influenzato dal raggiungimento degli obiettivi dell’azienda” (dipendenti, clienti, competitor, fornitori, società civile, comunità locali, gruppi di interesse, media, organizzazioni governative e intergovernative, etc.).

La definizione comunitaria

Il concetto di CSR è stato ufficialmente introdotto nell’Unione Europea dalla Commissione Europea attraverso il Libro Verde del 2001 che definisce la CSR come “l’integrazione su base volontaria, dei problemi sociali ed ambientali, delle imprese nelle loro attività commerciali e nelle loro relazioni con le altre parti”. Un passo in avanti in termini di regolamentazione è stato fatto nel 2014 quando l’Unione Europea ha approvato la Direttiva UE 2014/95 che stabilisce nuovi standard minimi di reporting in materia ambientale e sociale, in relazione alla gestione del personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta alla corruzione attiva e passiva. Il Dlgs n.254/2016 ha recepito in Italia la normativa europea: le imprese, o i gruppi di imprese, di grandi dimensioni (totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiore a 40.000.000 euro oppure totale dell’attivo dello stato patrimoniale superiore a 20.000.000 euro) che costituiscono enti di interesse pubblico e che hanno avuto in media, durante l’esercizio finanziario, un numero di dipendenti superiore a 500 sono tenute a redigere, a partire dai bilanci chiusi al 31 Dicembre 2017, la cosidetta Dichiarazione Non Finanziaria (DNF), una rendicontazione in cui si riportano, appunto, aspetti di carattere “non finanziario” e cioè ambientale e sociale. Oltre che la normativa vigente nel paese della sede centrale di un’azienda, le sue dimensioni e giro d’affari, anche il settore di riferimento e la cultura aziendale sono fattori significativi che influenzano la misura in cui questa riferisce sugli aspetti non finanziari. In Italia, i principali settori di appartenenza delle società che redigono una DNF sono, in ordine, il settore bancario (secondo l’ABI, banche rappresentative del 76% del totale attivo del settore già rendicontano iniziative correlate al cambiamento climatico), manifatturiero, dell’energia e dei servizi finanziari e quello legato ai servizi pubblici. 

La CSR oggi

Nonostante la CSR occupi una posizione di crescente rilievo nell’agenda aziendale globale e abbia acquisito un’importanza significativa come area di indagine accademica, rimane ancora un concetto ampiamente contestato, oggetto di molteplici interpretazioni e non sempre coerenti tra loro. Le tematiche che rientrano sotto il cappello della CSR, infatti, sono diverse ed eterogenee tra loro, comprendendo istruzione, occupazione e formazione, salute e sicurezza sul lavoro, qualità dei prodotti/servizi, diritti civili e pari opportunità, coinvolgimento della comunità, riduzione dell’inquinamento, conservazione della biodiversità, cultura e arte, cure mediche, rinnovamento e sviluppo urbano e così via. Cosa accomuna tutti questi ambiti di attività? Il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delineati nel 2015 dalle Nazioni Unite, in occasione dell’adozione dell’Agenda 2030, che richiama le imprese di tutto il mondo, le nazioni e i singoli cittadini a dare un contributo importante attraverso nuovi modelli di business, investimenti ed innovazioni responsabili. L’Agenda pone così l’accento sulla società civile e sul ruolo che questa gioca nel promuovere lo sviluppo sostenibile, dandole la stessa importanza di quella che hanno i Paesi e le imprese.

Stiamo assistendo, auspicabilmente, ad un cambiamento di paradigma per cui, nonostante sia ancora l’azienda, in primo luogo, ad essere responsabile della propria offerta, i cittadini, e in particolar modo le nuove generazioni, stanno giocando un ruolo sempre più predominante nel riconoscimento del valore della CSR, tramite iniziative di sensibilizzazione, scelte di investimento e comportamenti d’acquisto sempre più consapevoli. In tal senso, un interessante esempio italiano è rappresentato da CSRnatives, network nato a marzo 2015 da studenti universitari che mira a connettere quei giovani e quelle imprese (ad oggi conta oltre 400 membri) che credono nell’innovazione sociale e nella sostenibilità. 


Fonti:

Associazione Bancaria Italiana 2021, Banche: ABI, si rafforza l’impegno per la crescita sostenibile delle imprese, ABI, <https://www.abi.it/DOC_Info/Comunicati-stampa/rilevazione%20BusinEsSG%20Sviluppo%20sostenibile%20imprese_3%20aprile%202021.pdf>.

Bowen, HR 1953, Social responsibilities of the businessman, Harper & Row, New York.

Canali, C 2020, Il ceo di Toyota: «L’auto elettrica? Business immaturo con costi energetici e sociali insostenibili», Il Sole 24 Ore, <https://www.ilsole24ore.com/art/il-ceo-toyota-l-auto-elettrica-business-immaturo-costi-energetici-e-sociali-insostenibili-AD6XQ38>.

Commission of the European Communities 2001, Green Paper. Promoting a European Framework for Corporate Social Responsibility, Commission of the European Communities, <https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2001/EN/1-2001-366-EN-1-0.Pdf>.

CSR Manager Network & Università di Siena 2020, Report 2019. Osservatorio delle Dichiarazioni Non Finanziarie e delle Pratiche Sostenibili, Osservatorio DNF, <https://www.osservatoriodnf.it/doc/report-2019-it.pdf>.

CSRnatives 2015, CSRnatives. APPASSIONATI DI SOSTENIBILITÀ, CSRnatives, <www.csrnatives.net>.

Douglas, A, Doris, J, & Johnson, B 2004, ‘Corporate social reporting in Irish financial institutions’, The TQM Magazine, 16(6), 387-95.

Fickling, D 2018, The Lithium Cartel Should Be Stopped, Bloomberg, <https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2018-05-18/time-to-block-the-lithium-cartel>.

Freeman, RE 1984, Strategic management: A stakeholder approach, Pittman, Boston.

Friedman, M & Friedman, R 1962, Capitalism and freedom, University of Chicago Press, Chicago.

Gray, R, Owen, D, & Adams, C 1996, Accounting and Accountability: Changes and Challenges in Corporate Social and Environmental Reporting, Prentice-Hall, Hemel Hempstead.

Internazionale 2020, L’estrazione del litio minaccia il deserto salato del Cile, Internazionale, <https://www.internazionale.it/video/2020/05/12/litio-deserto-cile>.

Ministero Italiano dell’Economia e delle Finanze 2016, DECRETO LEGISLATIVO 30 dicembre 2016, n.254, Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, <https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/01/10/17G00002/sg>.

Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea 2014, DIRETTIVA 2014/95/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO, Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32014L0095>.

Tonso, A 2017, La Corporate Citizenship, Università degli Studi di Napoli Federico II, <https://www.docenti.unina.it/webdocenti-be/allegati/materiale-didattico/653723>.

UN’s Department of Economic and Social Affairs – Sustainable Development, THE 17 GOALS, United Nations, <https://sdgs.un.org/goals>.

Author: Laura Melani, Lorenzo Peli